sabato 15 luglio 2017

Relax: Una storiella estiva






Dialogo fra  babbo Geppetto e il bimbo Pinocchio 














- Babbo, per favore,  cerca di ricordare.
- E te l’ho già detto mille vorte che tu sei nato da un piccolo tronco di pino, e che tu eri un burattino e che poi tu sei diventato un bambino vero.
Il  falegname  lavora e  intanto parla al suo bambino che, seduto su uno sgabello, lo interroga senza sosta.  Vorrebbe essere lasciato in pace perché ha  tra le mani un pezzo di legno pregiato che deve  diventare un bel mobiletto e non vorrebbe essere   distolto ma il bambino non gli dà tregua.
Il bambino è seduto su uno sgabello e torcendosi  le mani, tiene lo sguardo basso  che,  di tanto in tanto,  posa sul padre per saggiarne l’umore. Non sa fin dove spingersi con le sue domande ma ha bisogno di sapere.
- Sì, ricordo d'essere stato un burattino... o forse ricordo solo quel che mi hai raccontato sempre. E  so bene che tu sei il mio babbo ma...
 - Il mio babbo, senti come parla bene l'italiano questo ragazzino che è andato a scuola  tre giorni e che dopo tutto quel che gli ho insegnaho non ha imparaho a dire "il mi' babbo"  come fanno tutti i cristiani che vivono da queste parti.
- Dicevo - riprende il bambino - che so che tu sei il mi' babbo ma un babbo, per quanto bravo e abile sia, non può fare nulla da solo e  vorrei sapere chi è la mia mamma.... anzi, la mi' mamma.
- Bravo, vedi che quando tu voi …
- Allora babbo?
- Allora allora…  - dice il falegname  più preoccupato dalla piega del discorso che irritato  - io t'ho fatto con un pezzo di legno di pino e...
- Ed è per questo che mi chiamo Pinocchio - termina il bimbo un poco spazientito da quella tiritera che sa a memoria e non gli dà le risposte che aspetta  da tempo.
- Certo che se m'interrompi sempre - prende tempo il babbo che non è avvezzo a trattare certi argomenti e non sa come arginare le domande del suo figliolo.
- Tu m'hai fatto da un pezzo di pino e sono diventato un burattino e te ne ho combinate di tutti i colori. Ma...
- Non farmici pensare, sono persino  finiho in prigione per colpa tua.
- Perdonami babbo - e il bimbo abbassa la testa vergognandosi di quel che neppure ricorda d'avere combinato.
- Acqua passaha figliolo, adesso non posso che essere orgoglioso di te e sono quasi felice.
- Quasi, babbo? - e sul  viso  di Pinocchio appare  un'ombra che produce una stretta al cuore al falegname che ogni tanto alza lo sguardo per  guardare il  figlio.
- Ma sì, ho detto "quasi" perchè la perfezione non è di questo mondo ma... sì, lo sono.
- Anch'io sono "quasi"  felice d'essere il tuo figliolo e potrei togliere il quasi se tu rispondessi una buona volta a tutte le mie domande.
Il falegname pialla ora con più foga,  come se la forza della  lama potesse toglierlo da quell'impiccio in cui si trova. Quel "quasi" detto da Pinocchio gli pesa però  sul cuore e mentre lavora cerca parole mai dette per spiegare quel che neppure lui capisce appieno.
- Forse la Fatina ti ha dato una mano, babbo? E' così?
- Sì, la cara Fatina ci vuole bene – s’illumina  speranzoso il falegname -  e sarà sempre presente nella nostra vita e con lei abbiamo  operaho in modo che tu diventassi  un bambino vero.
- E' quindi lei la mia mamma? Oh babbo, dimmelo una buona volta – azzarda  Pinocchio che,  per la foga, si è sporto in avanti e sta quasi per cadere su un mucchio di trucioli –  ho bisogno di sapere.
- Senti Pinocchio - comincia il babbo brandendo una raspa come fosse la bacchetta magica che  toglie dagli impicci - senti...
Pausa.
- Sì?
Il babbo, rosso in viso, sta quasi per arrampicarsi sugli specchi affinchè  quel “quasi felice”   sia cancellato per sempre quando gli  balena  un'idea.
-  Dimmi, a scuola t'hanno insegnaho come si riproducono i fiori,  le api e tutto il creato?
- Sì,  si riproducono dall’incontro di  maschile e  femminile ed è per questo che...
- E t’ hanno insegnaho anche come si riproducono gli esseri umani?
E nel  nominare  l'argomento che tanto lo angustia,  il falegname diventa  paonazzo.
- Sì babbo, gli esseri umani si riproducono con l'amore ed è per questo che io...
- Ma allora se tu sa tutto e stai qui a tormentare un povero falegname oberaho di lavoro. Tu sei nato dall'amore con cui  io e la Fatina ti abbiamo salvaho da mille pericoli.
- Oh babbo,  finalmente!!!    Posso dirlo  a tutti che anch'io ho una mamma e che si chiama Fatina?
- Beh -  comincia il falegname ma  il figlio gli si butta improvvisamente addosso sporcando il vestitino di segatura e  lascia perdere e dice  che sì, può  dirlo e se lo stringe al petto con tutto l'amore che prova per quella sua creatura nata da un mistero.
- Non piangere babbo – dice Pinocchio con voce tremante di commozione.
-E un sto piangendo - risponde il babbo con voce roca.
- E allora cos'è che mi bagna?
- E … piohe
- Ma no, c'è il sole.
- E un lo so.
- Lo  so io, babbo, le lacrime sono tue e  piangi perchè sei un babbo vero e solo i veri padri producono figli veri.
Il povero falegname stupisce ancora per  quel figlio che gli è  fiorito fra le mani.  Pensa che fino a ieri Pinocchio era uno scapestrato  burattino, poi è diventato un bimbo e ora, da maestro,  gli insegna qualcosa di  cui non sa nulla, che non ha mai desiderato sapere ma che ora sente essere   essenziale…  qualcosa che gli  produce una felicità che quasi il petto non può  contenere.
-  Sì,  le lacrime sono mie, caro Pinocchio. E sono lacrime di gioia.
- E  mischiano con le mie, babbo perché anch’io sono felice.

Qualcuno sta per entrare nella bottega ma vedendo i due abbracciati  fra  assi, trucioli e segatura, pensa che quello non è momento   e silenziosamente se ne va pensando che la vita sa essere veramente bella. 


Sari


Nota: La voce fiorentina di Geppetto è della mia amica Arcangela. Grazie.

2 commenti:

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